Cos’è l’artrosi, perché causa dolore?

L’artrosi è una patologia degenerativa che consiste nel danneggiamento progressivo della cartilagine (osteoartrosi). Con l’alterazione dello strato cartilagineo, i segmenti ossei delle articolazioni, non avendo più uno strato protettivo entrano in stretto contatto evocando dolore articolare: i famosi “acciacchi” che raccontano i nonni!!!

Il meccanismo reattivo del corpo allo “sfregamento” tra le superfici ossee è la produzione di materiale osseo, gli osteofiti, nelle superfici articolari. Gli osteofiti porteranno a una limitazione importante del movimento: è un classico sentire “cigolare le articolazioni”.

L’artrosi rappresenta la più frequente tra le patologie muscoloscheletriche, in crescita negli ultimi decenni, specialmente in relazione all’aumento della durata della vita, dopo traumi, interventi chirurgici articolari e della prevalenza di fattori di rischio associati come l’incremento ponderale fino all’obesità. Le articolazioni più frequentemente colpite dall’artrosi sono principalmente quelle soggette al carico: ginocchio, anca, caviglia, colonna, spalla. Riscontriamo nella letteratura che circa il 13% delle donne e il 10% degli uomini intorno ai 60 anni di età hanno sintomi correlabili alla malattia artrosica, in particolare quella di ginocchio (3). L’obesità e il sovraccarico funzionale sono fattori di rischio che fanno aumentare il tasso di incidenza di questa patologia.

L’artrosi dell’anca, chiamata anche coxartrosi, insieme a quella del ginocchio (detta gonartrosi), è la sede più colpita, probabilmente perché sono articolazioni in costante carico, che subiscono il peso del nostro corpo. Da non sottovalutare inoltre è l’artrosi della caviglia che se presa in tempo e prevenuta evita di subire interventi che ad oggi purtroppo non rispondono spesso alle aspettative sia chirurgiche che riabilitative come per le altre articolazioni.

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Artrosi della colonna

L’artrosi della colonna si riferisce ad una malattia degenerativa vertebrale. L’artrosi della colonna si manifesta radiologicamente, attraverso esami RX, TAC o RM (Risonanza Magnetica), con la presenza di escrescenze ossee (osteofiti). L’artrosi della colonna colpisce le faccette articolari e i corpi delle vertebre nelle zone in cui entrano in contatto fra loro: ad esempio con il movimento nell’artrosi cervicale si avverte un effetto “sabbia” dentro le articolazioni.

I sintomi di solito non sono invalidanti. Tuttavia, ci sono casi in cui i cambiamenti nella colonna vertebrale possono influenzare i nervi che vengono schiacciati e provocare gravi disturbi e dolori, come ad esempio la lombosciatalgia. La maggior parte dei casi di artrosi alla colonna non richiede particolari trattamenti se non una corretta sequenza di esercizi, programmati con il Fisioterapista. Il movimento costante è il principale rimedio per l’artrosi alla colonna, in particolare nelle manifestazioni lievi o nelle fasi iniziali. La Fisioterapia, come dimostrato dalla ricerca, può aiutare moltissimo, quando vengono messi in atto specifici esercizi che migliorano la rigidità, il movimento e alleviano il dolore.

Trattamento dell’Artrosi con la Riabilitazione in acqua

 

Artrosi dell’Anca

L’artrosi dell’anca è chiamata anche coxartrosi.  Questa articolazione insieme al ginocchio, è la sede più colpita, probabilmente perché sono articolazioni in costante carico, visto che subiscono il peso del nostro corpo. La classificazione più conosciuta distingue la coxartrosi in una forma primaria e una forma secondaria:

Artrosi primaria: sarebbe la forma idiopatica, che inizia in forma prevalente dopo i 60 anni e interessa soprattutto il sesso femminile.

Artrosi secondaria: è una forma di artrosi che è stata favorita dalla presenza di un trauma o di una patologia come la displasia dell’anca che avrebbero favorire l’instaurarsi di questa condizione.

Il decorso nel caso di artrosi e ancor più per la coxartrosi è molto lento, didatticamente possiamo dividerlo in 3 fasi:

1: è la fase asintomatica dove il danno cartilagineo è agli inizi;

2: inizia la fase sintomatica, il dolore all’anca non è costante ed è difficile che corrisponda a una posizione o a un movimento ben specifico, tanto che difficilmente induce il paziente a recarsi dall’ortopedico per una visita di controllo.

3: fase sintomatica conclamata. Sono presenti i sintomi che abbiamo descritto nel paragrafo precedente (dolore all’anca e rigidità articolare). Si può trovare giovamento con la fisioterapia se si interviene per tempo, mentre per i casi più gravi è necessario effettuare l’intervento chirurgico in cui si sostituisce la superficie ossea degenerata con elementi artificiali (protesi di anca): il recupero motorio dopo la protesi è doloroso e richiede tempi lunghi. In questo caso è indicata la riabilitazione in acqua (idrokinesiterapia) individuale post operatoria.

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Artrosi del Ginocchio

L’artrosi di ginocchio (coxartrosi) è una patologia che si presenta con un danneggiamento progressivo della cartilagine che si trova tra la tibia e il femore. La cartilagine funge da cuscino per tenere distanti i due capi articolari ma quando degenera o presenta delle lesioni genera un processo infiammatorio che coinvolge tutto il ginocchio. Infatti non è raro vedere che le ginocchia dei pazienti affetti da artrosi presentano delle deformità: spesso le ginocchia si presentano come “gonfie”.

Tutto ciò dà luogo a un quadro clinico costituito principalmente dai seguenti sintomi: dolore; difficoltà di movimento; gonfiore.

Il ginocchio risulta essere una delle articolazioni più colpite, non a caso è una delle prime articolazioni in cui sono state studiate le protesi articolari. Nelle fasi iniziali la condizione artrosica può essere controllata e gestita da un ciclo di fisioterapia conservativa a lungo termine, nelle fasi più avanzate, quando l’articolazione è degenerata, il paziente può trovare rimedio solo sostituendo le componenti ossee con delle protesi: il recupero motorio dopo la protesi è molto doloroso e richiede tempi lunghi. In questo caso è indicata la riabilitazione in acqua (idrokinesiterapia) individuale post operatoria.

Artrosi alla spalla

Parlare di artrosi di spalla è molto generalizzato, infatti l’articolazione della spalla maggiormente colpita da questa patologia è l’articolazione tra la fossa glenoidea della scapola e la testa dell’omero, per questo sarebbe più corretto definire questa condizione come artrosi gleno-omerale.

Nell’artrosi di spalla, la superficie cartilaginea che ricopre i capi articolari per cause che ancora oggi non sono ben chiare, tende ad andare incontro a una degenerazione progressiva. Si inizia con l’assottigliamento della cartilagine fino ad arrivare alla lesione vera e propria che porta le due ossa in questione (testa omerale e cavità glenoidea) a stretto contatto tra loro senza avere più alcun tessuto di protezione tra di loro.

Come in tutte le degenerazioni artrosiche, anche in questo caso, il contatto tra le superfici ossee stimola la produzione di tessuto osseo in eccesso, gli osteofiti. Gli osteofiti aumenteranno in modo lento e graduale negli anni fino a limitare in modo importante il movimento dell’articolazione.

Per rallentare la degenerazione artrosica si attuano protocolli di fisioterapia conservativa. In condizioni di artrosi alla spalla, si ha una continua infiammazione dei tessuti che porta ad una sintomatologia dolorosa.

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Le cause e i sintomi dell’artrosi

Con il passare del tempo il nostro organismo si struttura (fattore intrinseco) inoltre si aggiungono le abitudini di vita come la sedentarietà (fattore estrinseco). Si instaura così una compressione e conseguente minore mobilità dell’articolazione che porta alla diminuzione di cartilagine e che provoca il tipico dolore articolare. Per combattere proprio tutte queste cause bisogna muoversi e favorire la lubrificazione dell’articolazione e l’elasticità dei tessuti circostanti, per ripristinare un corretto rapporto tra le componenti articolari e far sì che le superfici ossee non entrino più in stretto contatto tra di loro.

Il dolore artrosico si differenzia per la rigidità al mattino e migliora con il movimento.  Le affermazioni che spesso i pazienti riferiscono sono del tipo: “la mattina mi sento tutto rotto al risveglio e miglioro con il movimento”; oppure: “ho difficoltà ad alzarmi dal letto per i dolori, poi durante la giornata si placano”.  Il dolore articolare in assenza di attività differenzia l’artrosi da altre condizioni. Di conseguenza muoversi poco è il fattore che fa peggiorare l’artrosi, per questo il movimento permette una riduzione del dolore ed un miglioramento.

Trattamento dell’Artrosi con la Riabilitazione in acqua (Idrokinesiterapia)

Spesso ci dimentichiamo che il nostro corpo è fatto per muoversi e non per restare seduto, in modo scorretto tra l’altro, per 10 ore al giorno, e proprio a tal proposito il Prof. Hollmann, uno dei massimi studiosi dei meccanismi dell’allenamento disse già nel 1990 che “se lo sport oggi non esistesse ancora, sarebbe necessario inventarlo per motivi biologici, come contrappeso alle pesanti conseguenze di un mondo sempre più tecnologico”.

Le caratteristiche fisiche dell’acqua possono essere ben sfruttate per fare riabilitazione, così una piscina diventa un ottimo ambiente terapeutico, anche piacevole.

La temperatura dell’acqua: per un adeguato effetto rilassante, la temperatura dell’acqua deve essere almeno di 32/33 gradi, nelle terme può andare anche oltre ma a discapito del tempo di permanenza che inevitabilmente si ridurrà per evitare collassi o disturbi venosi. In acqua è possibile avere un approccio globale sul dolore, mentre fuori dall’acqua si può intervenire specificatamente su tutto ciò che può condizionare indirettamente la sintomatologia del paziente. In idrokinesiterapia si insegna a riarmonizzare la respirazione con un corretto ritmo.

Spesso con l’immobilità o le infiammazioni si instaurano retrazioni fibrose che generano dolore articolare che aumenta alla mobilizzazione e conseguente perdita di forza.

Se la terapia in acqua viene cominciata precocemente si guadagna tempo nel recupero e si soffre meno, le manovre manuali effettuate dal Fisioterapista specializzato in idrokinesiterapia sono facilitate dalla resistenza idrodinamica e/o dalla spinta idrostatica, vengono sempre effettuate con l’integrazione dinamica da parte del paziente (movimenti attivi!); si ha la sensazione di essere coccolati e non “aggrediti”, si lavora in globalità ovvero si ha la possibilità di intervenire su più aree terapeutiche simultaneamente, ad esempio sul dolore, sulla propriocettività, sul recupero articolare e sul deficit di forza con semplici varianti nella modalità di esecuzione da parte del fisioterapista o del paziente o richieste al paziente stesso (questo tipo di approccio metodologico è del Metodo A.S.P.  – Approccio Sequenziale e Propedeutico diffuso dall’ANIK Associazione Nazionale Idrokinesiterapisti www.anik.it).

Per fare idrokinesiterapia non è necessario saper nuotare (ed il nuoto non è una indicazione terapeutica!), il Fisioterapista può avvalersi di ausili galleggianti ben posizionati nel caso in cui il paziente debba lavorare da supino ed usare una manualità idonea a dare sicurezza: questa posizione sarà utile per eseguire manovre di mobilizzazione attiva e passiva con l’ausilio della resistenza idrodinamica.

Altri esercizi terapeutici si effettuano in posizione verticale sempre con le correzioni manuali del fisioterapista e con le facilitazioni della spinta idrostatica; questa posizione ci faciliterà il recupero dell’abduzione e dell’elevazione (fino a 90 gradi), della rotazione esterna ed interna.

Ogni assetto terapeutico che propone il fisioterapista ha uno scopo ben preciso e si adatta alle capacità del paziente che lavorerà sempre in sicurezza.

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Idrokinesiterapia di gruppo: A chi è indirizzata?

La fisioterapia di gruppo in acqua è indirizzata a persone con artrosi all’anca, al ginocchio, alla colonna e anche alla caviglia. Per coloro che vogliono ottimizzare dei risultati terapeutici, per coloro che soffrono di osteoporosi e anche per tutti gli sportivi che a seguito dei ripetuti microtraumi articolari e muscolari possono manifestare precocemente artrosi dell’anca, del ginocchio della caviglia e della colonna vertebrale. L’età non è una controindicazione, anzi chiunque ne potrà beneficiare, persone in sovrappeso, atleti, anziani, non è necessario saper nuotare. L’ambiente favorevole come l’acqua calda (circa 33 gradi) e la possibilità di ottimizzare risultati già acquisiti da precedenti cure fisioterapiche faranno aumentare l’autonomia e allungare i periodi di benessere fisico. In particolare possiamo consigliare l’idrokinesiterapia di gruppo a tutte quelle persone che sono a rischio di intervento di protesi e per svariati motivi è opportuno o rimandare o fare un ciclo di preparazione all’intervento chirurgico in modo che i tempi di recupero post operatori siano brevi e con meno dolore articolare. Molte persone desiderano essere seguite con cognizione da un professionista e non affidarsi a generiche ginnastiche tipiche del fitness o acqua gym.

Perché frequentare un gruppo di riabilitazione in acqua (idrokinesiterapia)?

Per la nostra salute è di notevole importanza mantenersi in movimento. Spesso viene consigliato dai medici di “fare movimento”, ma non viene specificato abbastanza che tipo di movimento bisogna fare. Il movimento ideale si effettua dove c’è poca gravità, in particolare per le persone in sovrappeso che paradossalmente provano a fare attività fisica come il correre o camminare ma si fermano frequentemente a causa dell’insorgere del dolore articolare. Un altro limite è dato dalla difficoltà a stare in acqua a causa delle temperature non idonee o per il timore di non saper nuotare. Aggiungiamo che anche se talvolta viene data l’indicazione di “ginnastica in acqua”, si capita in mani non esperte (non sono fisioterapisti) o si eseguono esercizi non corretti.

Seguire un gruppo di riabilitazione in acqua (idrokinesiterapia) ha molti vantaggi:

  • Sono eseguiti personalmente da un fisioterapista (meglio se in acqua), che seleziona gli esercizi più idonei per ogni problema di artrosi delle articolazioni più interessate.
  • Sfruttando le proprietà fisiche di questo ambiente microgravitario riduce lo sforzo di esecuzione degli esercizi e i risultati si ottengono più rapidamente.
  • L’idrokinesiterapia di gruppo permette di socializzare di più rispetto ad una seduta di fisioterapia individuale, di confrontarsi.
  • L’idrokinesiterapia di gruppo permette di ottimizzare i risultati di precedenti cure individuali, prevenendo le recidive ed allungando i periodi di benessere
  • L’idrokinesiterapia di gruppo può fare da prevenzione a chiunque volesse continuare le proprie attività sportive o mantenere la propria autonomia nella vita quotidiana
  • L’idrokinesiterapia di gruppo si adatta bene alle persone anziane e non solo

La lezione si basa su tre elementi:

  • Movimento
  • Mobilità articolare
  • Elasticità muscolare

Vengono proposti esercizi mirati ed individualizzati per ognuno secondo l’esperienza trentennale con un metodo di lavoro (Metodo A.S.P.) ed integrati con esercizi ispirati dal Feldenkrais, grazie al quale possiamo sviluppare una maggiore conoscenza e consapevolezza di noi stessi. Partecipare ad un gruppo di fisioterapia in acqua inoltre permette un approccio più globale e non solo focalizzato sul singolo problema, è infatti la singola parte ad influenzare il tutto.

Come si creano i gruppi in idrokinesiterapia?

I gruppi da noi organizzati, solitamente sono composti da un massimo di 5 partecipanti n modo che abbiamo sia lo spazio necessario per muoversi liberamente sia per permettere al Fisioterapista che si trova in acqua di eseguire un lavoro di qualità. I gruppi posso essere inoltre eterogenei nei partecipanti perché la parte centrale del lavoro viene personalizzata, ma rimane però l’approccio globale che ritroviamo nella parte iniziale e finale della lazione che coinvolge l’intero gruppo.

Originalità innovazione

Il gruppo da noi organizzato si basa su uno specifico metodo di lavoro (Metodo A.S.P.) è svolto da idrokinesiterapisti, Fisioterapisti specializzati in idrokinesiterapia, e non da istruttori di fitness in acqua. Unendo a questo metodo le caratteristiche del Feldenkrais si ottiene un ottimo risultato in grado di soddisfare tutte le esigenze.

Conclusione

L’idrokinesiterapia di gruppo può essere considerata terapeutica solo se seguita da un Fisioterapista e viene effettuata considerando le particolarità cliniche di ogni singolo partecipante. È particolarmente indicata in problematiche come l’Artrosi di colonna, anca, ginocchio, caviglia e spalla, si eseguono sia esercizi personalizzati che esercizi più globali che fanno riferimento alle tecniche di rilassamento e mobilità più comunemente usate in ambito riabilitativo anche a secco.

L’età non è una controindicazione, anzi chiunque ne potrà beneficiare, persone in sovrappeso, atleti, anziani, non è necessario saper nuotare. L’ambiente favorevole come l’acqua calda (circa 33 gradi) e la possibilità di ottimizzare risultati già acquisiti da precedenti cure fisioterapiche faranno aumentare l’autonomia e allungare i periodi di benessere psico-fisico.

Come diceva Andrew Taylor Still, il padre dell’osteopatia: “La vita è movimento, il movimento è vita”.

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