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In questo articolo parliamo di pazienti che soffrono di insufficienza venosa o di edemi alle gambe a seguito di traumi come quelli sportivi, interventi chirurgici o per un mal funzionamento della circolazione dovuta a insufficienza venosa.

I sintomi più frequenti sono la pesantezza della gamba, la difficoltà a camminare per lunghi tratti, l’intolleranza al calore, dolore, crampi, formicolii, edema e comparsa di varici.

Nell’arto inferiore esistono tre tipi di circolo venoso: il circolo venoso profondo, il circolo venoso superficiale (del quale fanno parte le famose safene) e i vasi comunicanti o perforanti, così definiti perché perforano le fasce che avvolgono i muscoli e mettono in comunicazione i due sistemi superficiali e profondo.

Nei vasi comunicanti le valvole sono disposte in maniera tale che il sangue possa passare dal circolo superficiale in quello profondo e non viceversa.

Quando per motivi costituzionali (ereditari) o fattori scatenanti quali gravidanze, obesità, stipsi, l’uso di estroprogestinici, la vita sedentaria, l’abbigliamento incongruo (stretto all’inguine), l’alimentazione smodata, l’uso di alcool, si verifica un rilasciamento della parete vasale o quando all’interno, per cause infettive o infiammatorie (traumi, interventi chirurgici) si alterano i lembi valvolari, la funzione di questi ultimi viene meno e si istaura una così detta insufficienza venosa.

Protesi di ginocchio a tre mesi di distanza, dove è stato trascurato il problema di insufficienza venosa vascolare.

Dal punto di vista socio-economico i costi delle malattie venose, considerando la perdita di giornate lavorative, i pensionamenti anticipati, le indagini diagnostiche, i trattamenti chirurgici ospedalieri o ambulatoriali, i trattamenti sclerosanti, i trattamenti e le medicazioni delle lesioni ulcerative e delle complicane sono talmente elevati da poter essere considerati paragonabili (se non superiori) a quelle di malattie più gravi, quali le cardiopatie e le patologie neoplastiche.

Indagini epidemiologiche dimostrano che per ridurre le spese sanitarie in questo settore e per migliorare la qualità di vita della popolazione nella quale tali patologie sono fortemente incidenti, sono indispensabili tre aspetti fondamentali: la diagnosi precoce (prima che siano comparse complicanze invalidanti), la prevenzione (essenzialmente condotta con l’eliminazione dei fattori di rischio), il trattamento precoce e mirato (farmacologico, chirurgico e fisico).

D’altra parte risulta altrettanto evidente, a conferma di quanto considerato che nei paesi in cui sono maggiormente sviluppati la prevenzione ed il trattamento fisico (quali la Francia e Germania) i costi sono percentualmente nettamente inferiori rispetto ad altri (Italia, Gran Bretagna e Spagna).

Le attuali conoscenze di fisiopatologia dei sistemi venosi superficiale, profondo e perforante, ancora limitate, e la loro variabile distribuzione anatomica, limitano la corretta impostazione terapeutica; ciò spiega la notevole incidenza di recidive post operatorie, la risposta variabile alle terapie farmacologiche, le opinioni discordanti sui protocolli fisici riabilitativi soprattutto in caso di flebotrombosi profonda degli arti.

Il percorso riabilitativo che abbiamo strutturato da anni nella nostra struttura consiste in un trattamento combinato tra Idrokinesiterapia e rieducazione vascolare che può essere effettuata manualmente.

La sinergia tra i due trattamenti dà risultati ottimali perché con l’idrokinesiterapia (che in mancanza di condizioni limitanti il movimento può essere fatta anche in piccoli gruppi) si sfrutta la pressione ed il movimento facilitato per dare una riarmonizzazione alla circolazione del sangue.

Inoltre la pressione dell’acqua che è maggiore nella parte fonda e minore verso la superficie, crea un effetto “calza elastica” o di “pressoterapia”.

La terapia manuale che abbiniamo all’idrokinesiterapia viene eseguita attraverso lo svuotamento manuale, un massaggio molto specifico che prevede di portare il sangue ristagnante (anche di tipo infiammatorio) dalla superficie alla profondità, eliminando impurità e predisponendo all’attività fisica.

Questa tecnica di drenaggio venoso manuale è stato ideato oltre trent’anni fa dal Dr. Garde di Parigi ed usato nella maggior parte dei reparti vascolari della Francia.

Il complemento della rieducazione vascolare è sempre l’esercizio isotonico, ovvero basato sul movimento, perché i muscoli ben irrorati sono più efficienti e pompano il sangue verso il cuore.

L’idrokinesiterapia in questo caso funge da training fisico eseguito sotto “elastocompressione/pressione idrostatica”, che normalmente viene praticato fuori dall’acqua con la cyclette o mediante marcia libera su tapis roulant con il vantaggio di non sottoporre a stress le articolazioni, di essere utile per le persone in sovrappeso e in particolare alle persone che hanno subito interventi chirurgici ed hanno difficoltà a deambulare, con il conseguente rallentamento dei processi di smaltimento dell’accumulo determinato dall’infiammazione e la comparsa di linfedema secondario che, come in un giro vizioso, limita a sua volte il movimento.

Dr. Fulvio Cavuoto
Fisioterapista